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PARTITO RIFONDAZIONE COMUNISTA:

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CPN del 19-20 Aprile 2008 - Intervento di Claudio Grassi

di Claudio Grassi

su redazione del 20/04/2008

Intervento di Claudio Grassi, coordinatore Essere comunisti
al CPN del 20 aprile

Vorrei soffermarmi sull’analisi del dato elettorale perché rischiamo di sottovalutare alcune cose e quindi di non mettere in piedi una agenda di iniziative che, al di là del congresso e del nostro dibattito interno, dobbiamo assolutamente costruire.
Non ha solo vinto la destra: ha vinto la destra con un ampio margine: 9% in più alla Camera e 9,3% in più al Senato. E ha vinto la destra senza l’Udc, con un bacino del 3% di voti che, tra Storace e Forza Nuova, è stato appannaggio dell’estrema destra. Ha vinto una destra in cui ha un peso decisivo una forza politica xenofoba come la Lega e una forza post-fascista come An.
Ciò che deve metterci all’erta subito è quanto potrà accadere sul terreno della riforma elettorale e costituzionale di questo Paese. In campo ci sono due ipotesi: il modello spagnolo, come vorrebbe Berlusconi, e il modello francese, come vorrebbe Veltroni. Entrambe sono peggiori della già pessima legge elettorale attuale!
Al di là di quello che sarà la nostra proposta politica, questo scenario rischia di tenerci fuori dal Parlamento per lungo tempo. Così come il presidenzialismo, la riforma dei regolamenti parlamentari, la revisione del finanziamento ai partiti e ai giornali di partito, può metterci in una condizione di grave difficoltà.
Contro tutto questo occorre attivare da subito una mobilitazione delle coscienze. Propongo che da questo Cpn si indichi nella manifestazione del 25 aprile di Milano il luogo nel quale portare una massiccia partecipazione come prima risposta a questo progetto autoritario.
Così come anche su altri dati vale la pena spendere due parole.
Il Pd e il Pdl migliorano di 1-2 punti, ma non sfondano; la crescita viene assorbita dai due alleati dei due grossi partiti, Lega e Di Pietro, grazie ad un voto anche di protesta che non vuole essere tagliato fuori.
Poi ci sono i due schieramenti che più sono stati esposti alla pressione del voto utile: Udc e Sinistra Arcobaleno. Ma già qui vi è una differenza: l’Udc cala, ma regge, noi crolliamo e, dal mio punto di vista, l’Udc – che viveva la nostra stessa difficoltà – ha retto perché oltre ad un altro progetto politico ha rivendicato una identità, una storia, una appartenenza, cosa che noi abbiamo sbrigativamente accantonato.
Infatti noi anche alle politiche del 2001 abbiamo avuto il problema del voto utile, ma nonostante questo e nonostante avessimo da poco subìto una scissione, raccogliemmo - solo come Prc – 1.900.000 voti e il 5,1%. Nel 2008 Prc, Pdci, Verdi e Sd prendono solo 1.100.000 voti pari al 3,1%. Perdiamo oltre 3 milioni di voti su 4.400.000 e li perdiamo in tutte le direzioni, a dimostrazione che la proposta messa in campo non è risultata attrattiva per nessuno! I voti persi vanno verso il voto utile, quindi a destra, verso l’astensione quindi a sinistra, su liste il cui significato è analogo all’astensione.
Di fronte a un disastro di queste proporzioni io mi sarei atteso un immediato atto di umiltà da parte di tutto il gruppo dirigente. Invece solo dopo diversi giorni sono arrivate le dimissioni. E anche ieri e oggi sento troppa supponenza, troppa perentorietà nel dare giudizi e nel sostenere proposte, troppa certezza nell’indicare come si esce da queste difficoltà. Se prendi il 10% te lo puoi permettere… Non so se quello che è successo è chiaro a tutti: supponendo che il 3% preso dall’Arcobaleno sia composto dal 50% di elettori di Rifondazione, ciò significa che la proposta che è stata fatta è stata votata da un quarto di quelli che erano gli elettori di Rifondazione solo 18 mesi fa! Tre elettori su quattro non hanno votato la lista Arcobaleno proposta dal partito.
Non credo che nella storia dei partiti politici sia mai successa una cosa di questo tipo. Quindi io penso che la segreteria nazionale non si debba dimettere perché si dà avvio al congresso, ma perché il progetto politico proposto è fallito ed ha prodotto, per la prima volta da quando esiste, l’assenza della sinistra e dei comunisti dal Parlamento e ci ha fatto perdere tre milioni di voti.
Punto.

Ho sentito dire da Nicola Fratoianni che la Sinistra Arcobaleno è un accrocchio e, in quanto tale, non poteva funzionare. Troppo facile, Nicola, dirlo dopo. Non esistono i saggi del giorno dopo. In questa sala c’è chi l’ha detto prima ed è stato accusato di non comprendere i processi e che di fronte alle grandi prospettive che si aprivano per la sinistra, con questa proposta dell’Arcobaleno, noi ci rifugiavamo nella Comunità montana!
Non mi pare che l’Arcobaleno abbia occupato le grandi pianure. Ci hanno pensato altri, purtroppo, visto che a Brescia la città con la Camera del Lavoro più a sinistra d’Italia la sinistra prende il 2,6% e la Lega il 27,2%.
Anche sul governo Prodi ho sentito nella relazione e in alcuni interventi parole durissime, ho sentito dire che la sua politica è una delle cause principali del crollo dei nostri consensi. Ma, scusate (a proposito del fatto che siamo tutti responsabili):
– Chi ha deciso di entrare nel governo a quelle condizioni?
– Chi ha continuato fino al protocollo sul welfare a difendere l’operato del governo?
– Chi ha teorizzato che il governo sarebbe stato permeabile ai movimenti?
Allora riconosciamo che quella analisi che ci ha portato nel governo era sbagliata e che qualche ragione ce l’aveva chi contestò quella scelta. Ma soprattutto mettiamo da parte questa supponenza e, partendo da questo congresso, predisponiamoci all’ascolto dei compagni e delle compagne e, insieme a loro costruiamo una proposta condivisa, senza pensare di avere la verità in tasca.
Io penso che sia giunto il momento, partendo dalle decisioni politiche e organizzative assunte a Carrara, di investire decisamente su Rifondazione Comunista, sul suo radicamento, sul suo impegno unitario, ma anche sulla sua autonomia.
Penso che sia di gran lunga più attrattivo per i lavoratori, per i giovani che vivono le ingiustizie di questa società, un partito, come è stato Rifondazione Comunista, pur con tutti i suoi limiti, che non un soggetto indistinto, genericamente di sinistra, senza anima e senza identità come è stato l’Arcobaleno.
Qui si dice che nessuno ha mai proposto lo scioglimento di Rifondazione Comunista. Ma ci mancherebbe, lo scioglimento di un partito lo può decidere solo un congresso! Il punto non è questo. Il punto è che sono stati compiuti atti e sono state dette cose che indicano chiaramente che il processo che si vuole avviare di unità a sinistra ha come esito conclusivo la creazione di un altro partito che non è più Rifondazione Comunista.
Quando si dice in campagna elettorale che si sta lavorando per il soggetto unico della sinistra e che questa scelta è irreversibile, che cosa si intende dire?
Tra l’altro ho sentito che anche dopo l’esito elettorale, in televisione, si è ribadita questa scelta, nello stesso momento in cui sugli altri canali Diliberto diceva che andava da solo, Bonelli che bisognava aprire un rapporto col Pd e Salvi con i socialisti!
Ma allora, con chi si farebbe questo soggetto unico della sinistra?
Quando si dice in campagna elettorale che i comunisti restano come tendenza culturale nel nuovo soggetto politico della sinistra, che cosa credete che percepisca il nostro compagno o la nostra compagna, il nostro elettore o la nostra elettrice? Che in questo processo unitario nei fatti si scioglie Rifondazione Comunista.
E anche in questo comitato politico si ripropone questa ambiguità, quando si dice che non si propone lo scioglimento, ma il “superamento”. Quando si propone di superare Rifondazione Comunista nel processo costituente di una nuova sinistra, come ha precisato qui Alfonso Gianni, si dice che si considera il nostro partito una formazione politica transitoria la cui utilità risiederebbe nel dar vita a qualcosa di altro.
Il 13 e 14 aprile dimostra che questo progetto è sbagliato, che ci fa perdere il nostro elettorato, che non ne conquista di nuovo e che mette a rischio l’esistenza stessa di Rifondazione Comunista.
Io penso quindi che il congresso che si apre debba decidere chiaramente di investire sul rilancio e sulla ricostruzione di Rifondazione Comunista come prima risposta chiara al disastroso risultato elettorale.

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